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martedì 1 agosto 2017

Buon mese di Agosto



Mise en place e foto di Bianca Fasani Luana



Le tavole,  e le occasioni che certe tavole celebrano o semplicemente inventano, 
possono vivere del contesto nel quale nascono. 
Bisogna, allora, provare ad estrapolarle dalla vita ordinaria e a calarle in una realtà  di straordinaria evasione.

Quando lo scenario ha il potere assoluto di una natura dominante, essa, su un silenzio sublime che abbiamo dimenticato, se non addirittura mai percepito nel frastuono della vita contemporanea, impone suoni spontanei e di naturale dolcezza.

Immerge nella pienezza di un ritmo di vita che funziona da sé, che non ha bisogno di particolari artifici per trovare rapporti di causa ed effetto. E si smette di avere l'esigenza di cambiare lo stato delle cose, anzi lo si asseconda riflettendo i colori, l'ambiente, l'atmosfera e allestendo tutto affinché se ne possa godere tranquilli e indisturbati.
Tornate sopra, premete di nuovo e buon ascolto. Breve, intenso, sublime.

Buon mese di agosto!


mercoledì 8 febbraio 2017

Tavola, amore e fantasia.


La tavola è croce e delizia nella vita della famiglia. I ritmi frenetici, le esigenze più disparate e la routine ci inducono sempre più spesso a considerare quello in cui ci si riunisce intorno ad una tavola come un momento temuto. Ma è anche un'occasione godibile, che può diventare un ottimo strumento di espressione. 

Il pranzo e la cena richiedono, quotidianamente, un certo impegno da parte di chi se ne cura. Non è occupazione da poco far fronte ai gusti e ai tempi di tutti: occorre un'energia fisica e mentale, a volte, sottovalutata. Inoltre, soprattutto il pranzo e spesso anche la cena, per non parlare della colazione consumata in modo sempre più frugale e frettoloso, sono gli atti della giornata che la società odierna ci costringe a vivere molte volte fuori casa, in un bar, al ristorante, sul lavoro, in ogni caso lontani dal calore della famiglia e dalla tranquillità del proprio ambiente. Insomma, potersi riunire intorno ad una tavola per i pasti è un lusso vero e proprio, al quale dovremmo restituire il valore che merita. 



Potremmo cominciare dal prenderci cura del momento stesso, trasformandolo in un lasso di tempo godibile, nel quale dedichiamo attenzione a chi siede alla nostra tavola, e non solo con il cibo ma anche con l'atmosfera. La tavola è un ottimo linguaggio non verbale, con più strumenti di comunicazione, che può aiutarci ad esprimere ciò che più ci sta a cuore.
Avete mai pensato che una tavola, con il suo allestimento, possa comunicare sensazioni che non siamo in grado di esprimere in altro modo? La gratitudine, l'affetto, l'amicizia o l'amore che sentiamo per chi ospitiamo.


Avete mai fatto sentire qualcuno coccolato, magari in un momento difficile o semplicemente tra le noie della routine, attraverso una tavola dedicata? Sarebbe allora una mise en place tutta incentrata sul destinatario, con oggetti che alludano alle sua vita e alle sue passioni oppure apparecchiata nei suoi colori preferiti.


Avete mai pensato ad una tavola al giorno per trasmettere alla vostra famiglia dei valori ai quali tenete? Innanzitutto la tavola insegna a stare insieme, poi promuove il dialogo e, straordinariamente, con un po' di vostra creatività, può inneggiare ogni giorno ad una virtù diversa, con un piccolo oggetto che la simboleggi o un segnaposto che lasci un messaggio esplicito. L'educazione è un compito sempre più arduo e la tavola può essere un terreno fertile sul quale coltivarla.



  La durata di un pasto, che sia un'occasione a due o una riunione di famiglia, è un momento di relax e d'incontro. E' il momento perfetto...fatene un capolavoro!


Testo scritto da Valentina Poce
Immagini di Elvira Di Toma

martedì 31 gennaio 2017

A tavola raccontiamoci una storia che ci piaccia tanto!


Oggi vi racconto una bella storia, di quelle semplici e fantasiose adatte ai bambini e già cariche di un senso morale facile da assorbire. E' uno di quei racconti che acuiscono l'immaginazione, aiutando a guardare fantasticamente ad oggetti di uso quotidiano.


Queste letture insegnano ad immaginare come dietro ad ogni piccolo aspetto della nostra realtà, anche il più apparentemente insignificante, si possa celare una storia che noi non conosciamo e un senso di vita che ci potrà essere utile.
Se questa storia tratta di posate, forchette e cucchiai, non posso non raccontarla qui, a voi, che magari un pochino ne siete appassionati! E se non doveste esserlo, dopo questa lettura, non pranzerete e non cenerete senza pensare, divertiti, a "Le posate sposate" scritta da Roberto Piumini.



C’era una volta una forchetta molto lucida, con i denti d’argento. 
Tutti l’ammiravano, e la volevano in sposa. Arrivò il cavatappi, e facendo un giro di danza girondina, disse: – Bella forchetta lucente, guardami un po’: io giro, prillo, tiro, strappo e stappo! Non sono un tipo bello e interessante? Sposami, forchetta, e stapperemo insieme una bottiglia di spumante! 
La forchetta rispose: – Bello mio, tu stappi, stappi: ma non m’acchiappi! 
E il cavatappi, deluso, se ne andò nel cassetto.


 Ed ecco il coltello, lama luccicante ed affilata, che si fece avanti, e mostrandosi di qua e di là, disse: – Forchetta deliziosa, guardami un po’! Io taglio, sego, spello, buco, divido e spartisco! Se mi sposi, sarò come una spada al tuo fianco! 
E la forchetta: – Bello mio, tu tagli, tagli: ma non mi pigli! E il coltello se ne andò al suo posto nel cassetto.



 Arriva il cucchiaio, piano piano, col suo testone tondo, e dice: – Eccomi qua, cara forchetta: non ti senti un po’ sola? Io ho un bel posto nel cassetto, con uno spazio vuoto… Vuoi venire a stare con me? 
La forchetta lo guardò: ed ecco che, guardandolo, non vide solo lui, ma la propria immagine, perché anche il cucchiaio era ben pulito, lucido come uno specchio: però non si vide com’era, ma a testa in giù, perché se ci si guarda nella parte concava di un cucchiaio, succede così. 


La forchetta si mise a ridere, poi girò dall’altra parte e specchiò: e si vide grassa grassa, perché chi si specchia nella parte convessa di un cucchiaio, si vede così.
Allora la forchetta rise forte, e disse: – Non ti sposo per la casa o per le lire, ma perché mi fai divertire! 
Così forchetta e cucchiaio diventarono le posate sposate, e abitarono nel cassetto: lui in una stanza e lei nell’altra per stare più comodi. Però, spesso, stavano vicini: e vicini oggi, vicini domani, dopo qualche mese nella cameretta più piccola del cassetto, si senti strillare. 
Chi era arrivato? Un cucchiaino.



 E dopo qualche tempo, ancora strilli: era arrivata una forchettina. E giocavano insieme, facevano il bagno nella vasca del lavandino, insieme alle amiche posate, nella schiuma profumata. E quando incontravano il coltello o il cavatappi, quelli dicevano: – Cucchiaino, come somigli a tuo padre! E alla forchettina dicevano: – Sei tutta tua madre! E sospiravano tanto, ma tanto, che il detersivo, attorno, faceva grandissime bolle.



La storia tra forchetta e cucchiaio ci trasmette un messaggio in particolare, che è un grande insegnamento per i piccini e una gradita conferma per gli adulti: innamoriamoci di chi sa farci ridere. Divertirsi con chi si ama e facendo quello che si ama è il segreto della felicità.




Riferimenti bibliografici
R. Piumini, C'era una volta, ascolta. Einaudi